Versione integrale dell'intervista rilasciata a Who Hub Photos


Ormai la fotografia digitale ha del tutto sostituito la fotografia tradizionale, all'alba del 2012, che spazio ancora può ritagliarsi la fotografia tradizionale?

La fotografia digitale ormai ha di fatto surclassato la fotografia digitale in tutti i campi e settori, la nicchia in cui gli “analogigisti” si sono rifugiati è per lo più quella dei circoli underground, spesso poco conosciti, che operano in piccoli locali nei quali rinverdiscono antichi ricordi come la pellicola, la carta e l'ingranditore.. In questa realtà così lontana dal mercato, molti nuovi appassionati trovano le radici della fotografia e fanno esperienza con vecchi sistemi di imaging. Resta però ancora un piccolo spiraglio nello spazio tempo fotografico tenuto aperto da qualche artista di galleria, specialmente in grandi città come Milano, che offrono prodotti da fotografia tradizionale avendo come target una clientela di “fascia alta”. Per il resto la fotografia analogica ha fatto il suo tempo.


Cosa pensi di questa rivoluzione fotografica?

La tecnologia svolge un ruolo determinante in tutti i campi, anche in quello artistico, quindi più che di rivoluzione, si dovrebbe parlare di evoluzione, è chiaro che alcune evoluzioni sono più “epocali” di altre. Questa della fotografia digitale è stata una di quelle!


La facilità e la presenza di fotocamere sempre più easy è stata, secondo molti, il catalizzatore che ha reso possibile questo cambiamento che hai definito “epocale”. Altri affermano che questo è stato reso possibile dall'avvento di altre tecnologie, anche distanti dalla fotografia, internet per esempio... Cosa ne pensi?

Internet è nato, almeno come idea, molto prima dell'idea di ripresa digitale, ma potrebbe essere il responsabile della comparsa dei primi sensori fotografici: in definitiva, in internet si usano le immagini, e queste sono in formato digitale, è plausibile pensare che qualcuno abbia voluto provare a riprendere immagini direttamente in digitale, anziché digitalizzarle con uno scanner, proprio nei primi tempi dell'avvento del web! Inoltre i primi sensori commerciali erano presenti già da molti anni prima che questa rivoluzione avesse preso le dimensioni che adesso ha raggiunto.


Stai dicendo che sono stati i sensori e la loro sempre crescente qualità a determinare questo cambiamento di rotta del mercato?

No, di fatto credo che il mercato si sia evoluto in questa direzione a causa della crescente qualità e relativo abbassamento dei costi dei sistemi di stampa. Mi spiego meglio: per avere una stampa decente, fino a qualche anno fa era necessario rivolgersi ad un fotolaboratorio dotato di attrezzature piuttosto costose, e la qualità che questi offrivano era troppo più alta rispetto alle stampanti casalinghe o semi professionali. Oggi ci sono in giro stampanti casalinghe in grado di riprodurre una gamma tonale molto ampia, a volte migliore di quella ottenibile da una stampante analogica. E questo a costi molto contenuti, o facilmente affrontabili dai più. Questo, secondo me, è il vero catalizzatore che ha permesso al digitale di espandersi e soppiantare il tradizionale.


I foto-laboratori: che fine faranno?

Dovranno evolversi di pari passo, i vecchi sistemi basati su RA4 o su EP2 non hanno scampo, verranno abbandonati e di fatto sono già stati sostituiti ovunque con sistemi ibridi di stampa in cui la pellicola non viene proiettata sulla carta e poi sviluppata chimicamente, ma viene scansionata e trasformata in un file che viene processato da un gruppo ottico e, l'immagine risultante, viene impressa sulla carta che a sua volta verrà sviluppata chimicamente. Questi gruppi di stampa possono stampare con altissima qualità i file provenienti direttamente dalle fotocamere digitali. Ma mentre sto rilasciando questa intervista, tali apparati, stanno già diventando vecchi, altre tecnologie stanno nascendo e sostituiranno quelle attuali, è inevitabile! Chi si evolve sopravvive, chi non lo fa soccombe sotto alle ceneri del tempo!


Il mercato offre sempre più sistemi di ripresa e sempre più evoluti, ma indagini in questo settore hanno messo in luce un fatto importante: la gente comune stampa sempre meno le proprie foto e le riviste on-line non necessitano di stampare alcunché . Pensi che la stampa sia una parte evitabile del processo di imaging e che finisca nel dimenticatoio con pellicole ed altre amenità?

In effetti è una tendenza molto attuale, la stampa costa! Poco, ma costa! Molti fotografi o fotoamatori evitano questa che una volta era il vero completamento di una fotografia, senza la quale, tutto il resto era inutile. Gli Hard Disk non sono eterni, così come le foto stampate, ma la fragilità della carta stampata non è un fattore di rischio importante nella perdita di immagini.

Una foto distrutta da un caffè rovesciato o da un errore umano è un guaio molto piccolo al confronto di un hard disk da 3TB pieno di ricordi che si guasta improvvisamente.... La carta, checché se ne dica, è il supporto più longevo che la tecnologia ci abbia offerto fino ad oggi, e secondo me, lo sarà ancora a lungo!


La durata delle stampe: cosa ci puoi dire di queste nuove tecnologie di stampa e della loro durata?

Stampe antiche ben conservate sono arrivate fino a giorni nostri più o meno intatte, quelle più maltrattare hanno contenuti ancora fruibili in termini di qualità, spesso sono più vecchie di quanto ci possiamo ricordare, tuttavia sono solo un pochino ingiallite....

Le stampe uscite dai plotter o dalle ink-jet moderne dureranno altrettanto? No, non lo credo: oggi abbiamo il colore che, per quanto innovativo sia, rende tutto più difficile! Le stampe ink-jet sono soggette a viraggi di colore dovuti all'esposizione della luce e molte case costruttrici stanno brevettando inchiostri e pigmenti che possano sfidare il tempo, però questo non sarà possibile, perché le carte su cui questi inchiostri si fissano hanno esse stesse problemi con l'esposizione alla luce. Le ultime carte a colori e sviluppo chimico, danno una garanzia molto più alta in termini di durata temporale, e non esiste al momento un supporto più durevole di questi. Una stampa ink-jet costa a volte di più di una stampa da fotolaboratorio, e la sua durata nel tempo sarà sensibilmente più bassa.


Alcuni produttori di ink-jet garantiscono il loro prodotto stampato per 25 anni o più, li ritieni insufficienti?

Non credo che possano reggere così a lungo, a meno di metterli al riparo dalla luce e dall'umidità:

Ho appeso un poster stampato con uno di questi “plotter delle meraviglie” nel mio studio, dopo solo pochi mesi aveva iniziato a virare leggermente verso il verde, e dopo un anno sembrava uno scatto ripreso in toni di verde... In ogni caso, anche se la durata garantita fosse attendibile, 25 anni sarebbero troppi pochi, io ne ho 46 e posso ancora sfogliare l'album in cui sono ritratto appena nato, posso vedere le foto del nonno di mia madre e quelle del nonno di mio nonno. Tuo figlio a 30 anni non potrebbe vedersi da piccolo... Ora giro la domanda, tu lo ritieni un tempo sufficiente?


Quindi sei contrario alla stampa ink-jet?

Quando si parla di fotografia dobbiamo distinguere: ci sono quelli che scattano fotografie per catturare momenti unici ed importanti come matrimoni, battesimi, nascite, vacanze e così via, poi c'è la foto usa e getta, quella che si scatta perché va condivisa su Facebook, la foto di reportage e altri mille o più tipi di immagine e relative “applicazioni temporali”.

La stampa ink-jet non va bene per le prime applicazioni, ma potrebbe essere ok per molte altre.


Abbiamo capito che la stampa delle immagini che devono perdurare è molto consigliata, ma ci sono dei campi in cui la stampa è ancora obbligatoria e non se ne può proprio fare a meno?

Direi che la stampa è obbligatoria ogni qual volta sia il prodotto stampato ad essere ceduto, per esempio, una galleria d'arte non vende un file, ma una stampa, un matrimonialista degno di essere chiamato fotografo non consegna il servizio su un DVD, ma lo stampa e lo rilega adeguatamente. Un Book, per essere tale deve essere consegnato in formato cartaceo, non occorre che sia rilegato, ma deve essere consegnato su carta. Ovviamente possono, salvo accordi diversi, essere consegnati anche i file, ma la stampa di qualità non deve mancare!


Cambiamo ambito, la post-produzione: cosa puoi dirci a riguardo?

La post-produzione è una pratica che prima dell'avvento del digitale era operata solo da pochi professionisti e ancor meno da amatori, consisteva nel ritocco manuale delle lastre fotografiche ed era un lavoro più da pittore che da fotografo, poi si potevano applicare dei bagni di “rinforzo” alle pellicole già sviluppate per cambiare loro la gamma tonale e il contrasto dell'immagine catturata, era una operazione delicata e non lasciava spazio ad errori! Comunque è sempre stata una pratica che ho usato poco, preferivo non dovermi scontrare con errori di ripresa da correggere in camera oscura. Oggi non sono cambiato, sono nettamente contrario alla post-produzione in campo professionale. Nascono continuamente nuovi guru e nuovi plug-in per i software di foto-ritocco, ma ritengo che un professionista che sia dedito alla produzione di immagini, sia che lavori nel campo della moda, sia che lavori come matrimonialista, non debba ricorrere allo stratagemma del ritocco per nascondere gli errori di ripresa. Sarebbe come mettere lo sporco sotto al tappeto. Purtroppo è una pratica sempre più diffusa, e la tecnica della fotografia viene sempre più a mancare nei nuovi fotografi che spesso ignorano le più basilari regole di ripresa o le violano apertamente immolando le loro reali potenzialità creative in nome del dio Photo-Shop! Diverso è per gli artisti che possono liberamente usare ogni metodo per raggiungere lo scopo di ottenere una immagine d'impatto, questi software sono per loro uno strumento creativo molto importante. Prima questi artisti potevano spennellare le stampe con acquarelli o oli, oggi hanno a disposizione uno strumento in più. Di solito questi artisti hanno delle buone basi tecniche e sanno veramente sfruttare i software di ritocco per creare e non per correggere.


Il tuo pensiero riguardo alla post-produzione è allineato a quello di altri vecchi (scusa per il vecchio) professionisti della moda a cui abbiamo rivolto le nostre interviste, sapresti dirci cosa hanno i fotografi di moda in comune da spingerli ad “odiare” Photo-Shop?

Molto divertente! No, non credo che i “vecchi” fotografi di moda, o quelli dediti alle produzioni in studio odino i software di ritocco, credo che odino, o almeno per me è così, gli effetti collaterali che questi software riflettono sulle qualità tecniche dei nuovi fotografi.

Grazie al digitale, anche un cokerino preso al canile municipale potrebbe scattare una immagine decente e grazie a Photo-Shop, il dalmata del vicino, potrebbe renderla presentabile e addirittura accattivante. Non sto scherzando, ho conosciuto dei nuovi e rampanti fotografi di moda che scattano Book a catena e che non sanno cosa determini la profondità di campo o non sanno usare un termo-colorimetro... Tanto hanno il “Camera Raw Converter” e con quello risolvono tutti i mali, o così almeno pensano! Stiamo vivendo una evoluzione, e in ogni evoluzione si perde qualcosa e si acquista qualcos'altro, non vorrei che in questa si perdesse l'anima della fotografia stessa... Questo è quello che noi “vecchi” della fotografia odiamo di più!


Un ultima domanda: come vedi i prossimi anni della fotografia professionale?

Yoda, il maestro Jedi disse: “sempre in movimento il futuro è”! Non sono davvero in grado di fare previsioni, ma di certo, quello che osservo è una sempre maggior diffusione ed impiego di tecnologie che renderanno sempre più inutili le “elaborazioni” della mente umana, questo lascerà da un lato molto più spazio creativo, dall'altro porterà ad una perdita di conoscenze tecniche da parte di fruitori di tali tecnologie. Questi impiegheranno le fotocamere come elettrodomestici! Ci saranno sempre validi e preparati professionisti, ma molti fotografi emergenti non sapranno individuare la differenza tra un frullatore e una fotocamera, e di fatto, sta già accadendo.